La Corte dei Conti condanna l’Inps a restituire al militare gli importi trattenuti illegittimamente sulla pensione

Sentenza della Corte dei Conti favorevole per il ricorrente dello SLB – Avv. Nino Bullaro, il quale aveva presentato ricorso contro l’Inps per vedere riconosciuta l’illegittimità del recupero delle maggiori somme versate negli anni a titolo di pensione e percepite in buone fede . La Corte ha ribadito che (ricorso n. n. 65145 in materia di pensioni) “ai fini della soluzione della vertenza, assumono pertanto rilievo i principi enunciati dalle SS.RR. di questa Corte, con la sentenza n. 2 del 2.7.2012. L’organo della nomofilachia, cui, ai sensi dell’art. 1, comma 7, del d.l. 15 novembre 1993, n. 453, convertito, con modificazioni, nella legge 14 gennaio 1994, n. 19, come integrato dall’art. 42, comma 2, della legge 18 giugno 2009, n. 69, era stata deferita, fra l’altro, la risoluzione della seguente questione di massima «1) se lo spirare del termine regolamentare per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo muti o meno il rapporto fra privato e Amministrazione e privi questa della possibilità di ripetere le somme indebitamente erogate, facendo sorgere in capo al privato un potere oppositivo, avuto riguardo alla buona fede del medesimo, all’apparenza e al lungo decorso del termine», ha preliminarmente chiarito, ribadendo quanto già affermato nella sentenza n. 7/2011/QM, che lo spirare di termini regolamentari di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo non priva, ex se, l’amministrazione del diritto-dovere di modificare l’originario provvedimento di pensione provvisoria e di procedere, in sede di conguaglio, al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio.
Le Sezioni Riunite, nella sentenza 2/QM/2012, hanno poi affermato che «il diritto-dovere (recte: potere) dell’amministrazione di procedere, in sede di conguaglio fra trattamento di pensione provvisoria e trattamento di pensione definitiva, al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio, anche dopo la scadenza dei termini regolamentari di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo, può essere attenuato dalla situazione di legittimo affidamento del privato consolidatasi attraverso un lungo decorso del tempo, e cioè, la plausibile convinzione, da parte del pensionato, di avere titolo ad un vantaggio conseguito in un arco di tempo tale da persuadere il beneficiario stesso della sua stabilità».
Inoltre, rimeditando la soluzione precedentemente adottata con la sentenza 7/2007/QM, hanno chiarito che l’affidamento del percipiente, che può legittimare, nel ricorso delle altre circostanze, l’irripetibilità dell’indebito da parte dell’Amministrazione, non si configura, in capo al pensionato, in maniera “automatica” e “presuntiva” alla scadenza del termine procedimentale previsto dalla legge n. 241 del 1990 e dai regolamenti attuativi di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo e “solo” al verificarsi di tale circostanza, ma si configura, con il protrarsi del tempo, sulla base di una serie di elementi oggettivi e soggettivi, fra cui “anche” la scadenza del predetto termine procedimentale per l’adozione del provvedimento definitivo di pensione previsto dalla legge o dai regolamenti di attuazione. Sicché il legittimo affidamento del percettore in buona fede va individuato attraverso un serie di elementi oggettivi e soggettivi, quali:
a) il decorso del tempo, valutato anche con riferimento agli stessi termini procedimentali, e, comunque, con riferimento al termine di tre anni ricavabile da norme riguardanti altre fattispecie pensionistiche;
b) la rilevabilità, in concreto, secondo l’ordinaria diligenza, dell’errore riferito alla maggior somma erogata sul rateo di pensione (così, ad esempio, non sarà ravvisabile alcun affidamento, nella ipotesi in cui il rateo della pensione provvisoria sia addirittura maggiore rispetto al rateo dello stipendio che l’interessato percepiva in servizio);
c) le ragioni che hanno giustificato la modifica del trattamento provvisorio e il momento di conoscenza, da parte dell’Amministrazione, di ogni altro elemento necessario per la liquidazione del trattamento definitivo, sì che possa escludersi che l’Amministrazione fosse già in possesso, ab origine, degli elementi necessari alla determinazione del trattamento pensionistico.
Sulla scorta di tali affermazioni e all’esito di articolate considerazioni, alle quali si rinvia, le SS.RR. hanno enunciato il principio di diritto secondo cui: «Lo spirare di termini regolamentari di settore per l’adozione del provvedimento pensionistico definitivo non priva, ex se, l’amministrazione del diritto – dovere di procedere al recupero delle somme indebitamente erogate a titolo provvisorio; sussiste, peraltro, un principio di affidamento del percettore in buona fede dell’indebito che matura e si consolida nel tempo, opponibile dall’interessato in sede amministrativa e giudiziaria. Tale principio va individuato attraverso una serie di elementi quali il decorso del tempo, valutato anche con riferimento agli stessi termini procedimentali, e comunque al termine di tre anni ricavabile da norme riguardanti altre fattispecie pensionistiche; la rilevabilità in concreto, secondo l’ordinaria diligenza, dell’errore riferito alla maggior somma erogata ecupero, ritenute sulla pensione, ma sia successivamente accertato l’affidamento dell’interessato e, per l’effetto, sia dichiarato il suo diritto alla restituzione, in tutto o in parte, di quanto in precedenza trattenuto, sulle somme in restituzione spettano gli interessi legali, dalla data della domanda giudiziale o, ove proposta, dalla data della precedente domanda amministrativa.”. 

Prescrizione del reato di lottizzazione abusiva e annullamento con rinvio al fine di valutare la proporzionalità della confisca, depositate le motivazioni delle Sezioni Unite (S.U. n. 13539 del 2020)


(Dell’Avv. Giuseppe Raimondi)

Le Sezioni Unite penali hanno depositato il 30 aprile le attese motivazioni della sentenza n. 13539 del 2020 che aggiungono una nuova puntata alla complessa e controversa materia della c.d. “confisca urbanistica”, da alcuni anni oggetto di disputa nella giurisprudenza nazionale ed europea.

Senza pretesa di potere riassumere in poche righe anni e anni di “dialogo tra le Corti”, è sufficiente, ai fini di introdurre ed inquadrare adeguatamente i termini della questione precipua rimessa e decisa, in via nomofilattica, dalle Sezioni Riunite penali della Suprema Corte, osservare quanto segue.

L’art. 44, comma 2 d.p.r. 380 del 2001 prevede che “la sentenza definitiva del giudice penale che accerta che vi è stata lottizzazione abusiva, dispone la confisca dei terreni, abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite. Per effetto della confisca i terreni sono acquisiti di diritto e gratuitamente al patrimonio del comune nel cui territorio è avvenuta la lottizzazione. La sentenza definitiva è titolo per la immediata trascrizione nei registri immobiliari”.

Sul tema, a partire dalla sentenza Corte e.d.u., 20 gennaio 2009, Sud Fondi e altri c. Italia, si è sviluppata un’ampia diatriba tra i giudici nazionali e la Corte di Strasburgo, più volte culminata con la condanna in sede europea del Governo italiano per violazione degli artt. 6, 7, e art. 1 prot. add. 1 della Cedu.

Il dibattito tra giudici italiani ed europei sembrava essersi ricomposto con la sentenza G.i.e.m. ed altri c. Italia del 28 giugno 2018 emessa dalla Grande Chambre della Cedu, ove il massimo consesso europeo, allineandosi quasi integralmente alla posizione della Corte Costituzionale italiana espressa nella sentenza n. 49 del 2015, aveva affermato la compatibilità tra prescrizione e confisca urbanistica a condizione che siano stati “dimostrati tutti gli elementi del reato di lottizzazione abusiva, nel pieno rispetto dei diritti di difesa sanciti dall’art. 6 C.e.d.u.” e ciò anche in una sentenza di condanna, non passata in giudicato, perché travolta dalla dichiarazione di prescrizione maturata nel successivo grado di giudizio.

A seguito della sentenza G.i.e.m., tuttavia, sorgeva nelle pronunce della Suprema Corte italiana un nuovo contrasto in ordine alla seguente questione di diritto «se, in caso di declaratoria di estinzione per prescrizione del reato di lottizzazione abusiva, sia consentito l’annullamento con rinvio limitatamente alla statuizione sulla confisca ai fini della valutazione da parte del giudice di rinvio della proporzionalità della misura, secondo il principio indicato dalla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo 28 giugno 2018 G.I.E.M. srl e altri c. Italia».

Nello specifico con l’ordinanza di remissione si specificava come sembrava non esserci – allo stato dell’arte – una norma di legge che permettesse di attribuire un tale potere al Giudice dell’impugnazione, non potendosi individuare tale norma nell’art. 578 bis c.p.p., introdotto con l’art. 6 del D. Lgs. 01/03/2018, n. 21, che aveva recepito l’orientamento giurisprudenziale espresso con la nota sentenza Lucci delle Sezioni Unite (S.U. del 21.7.2015, n. 31617) in tema di confisca allargata, ove si era statuito che, ai fini del mantenimento della confisca, fosse sempre necessario che “vi sia stata una precedente pronuncia di condanna, rispetto alla quale il giudizio di merito permanga inalterato quanto alla sussistenza del reato, alla responsabilità dell’imputato ed alla qualificazione del bene da confiscare come profitto o prezzo del reato” (si specificava, in particolare, proprio la necessità, nel caso di sopravvenuta declaratoria di estinzione del reato per prescrizione, di potere proseguire il giudizio, ai soli fini di valutare la legittimità della confisca, in analogia a quanto previsto dall’art. 578 del codice di rito in tema di decisione sugli effetti civili).

Con ordinanza n. 40380 del 2019, pertanto, la terza sezione della Cassazione aveva rimesso la risoluzione della controversia alle Sezioni Unite.

Ebbene, con sentenza n. 13539 del 2020, le Sezioni Unite hanno affermato i seguenti principi di diritto:

– «la confisca di cui all’art. 44 DPR 380/2001 può essere disposta anche in presenza di un causa estintiva determinata dalla prescrizione del reato purché sia stata accertata la sussistenza della lottizzazione abusiva sotto il profilo oggettivo e soggettivo, nell’ambito di un giudizio che abbia assicurato il contraddittorio e la più ampia partecipazione degli interessati, fermo restando che, una volta intervenuta detta causa, il giudizio non può, in applicazione dell’art. 129 comma 1 c.p.p., proseguire al solo fine di compiere il predetto accertamento»;

– «in caso di declaratoria, all’esito del giudizio di impugnazione, di estinzione del reato di lottizzazione abusive per prescrizione, il giudice di appello e la Corte di Cassazione sono tenuti, in applicazione dell’art. 578-bis c.p.p., a decidere sull’impugnazione agli effetti della confisca di cui all’art. 44 DPR 380/2001».

Appare chiaro ed evidente già da una mera lettura acritica dei principi di diritto affermati dalle S.U. che la problematica relativa alla “proporzionalità” della confisca urbanistica sia in realtà finita in secondo piano (leggendo la motivazione per esteso, in effetti, la Corte sul punto ritiene inammissibile il ricorso per carenza di interesse, limitandosi a suggerire ai terzi estranei al processo di far valere le proprie ragioni in un eventuale incidente di esecuzione).

Con il primo dictum, invece, il massimo Consesso ha approfittato dell’opportunità per riaffermare alcuni principi posti in discussione in alcune pronunce delle sezioni semplici successive alla sentenza G.i.e.m.

Nella specie, invero, si “riafferma la valenza, rispondente a principi di ordine costituzionale, dell’obbligo di immediata declaratoria della causa di estinzione del reato posto dall’art. 129, comma 1 c.p.p. (…)”.

In altri termini, fatto salvo il limite dell’evidente innocenza dell’imputato, le Sezioni unite escludono fermamente che il principio dell’immediatezza del proscioglimento possa essere derogato, così come sostenuto ad esempio nella sentenza Cassazione penale, Sez. III 26 febbraio 2019, n. 8350, Ciccone, in ragione della necessità di accertare il fatto in vista della confisca urbanistica.

Conseguentemente, secondo le S.U., il Giudice di primo grado potrà disporre la confisca solo ove, anteriormente al momento di maturazione della prescrizione, sia stato comunque già accertato, nel contraddittorio tra le parti, il reato di lottizzazione nelle sue componenti oggettive e soggettive.

Nel caso, invece, in cui la declaratoria di estinzione del reato di lottizzazione abusiva per prescrizione sia intervenuta all’esito del giudizio di impugnazione, come statuito dal secondo principio di diritto espresso dal massimo Consesso di legittimità, i Giudici di appello e la Corte di Cassazione saranno tenuti, in applicazione dell’art. 578 bis c.p.p., a decidere sull’impugnazione agli effetti della confisca ex art. 44, comma 2 del d.p.r. 380 del 2001.

Ed, invero, la norma testè citata è da ritenersi applicabile non solo ai casi di confisca allargata di cui all’art. 240 bis c.p., ma anche a tutte le altre ipotesi di “confisca prevista da altre disposizioni di legge”, cui può, secondo gli ermellini, ragionevolmente farsi rientrare – mediante un’interpretazione estensiva del dato letterale adesso richiamato – anche la confisca stabilita dall’art. 44 T.U.E.

Emergenza COVID-19

A Tutti i Clienti, 

Vi informiamo che per continuare a tutelare i Vostri diritti in questo momento difficile, abbiamo deciso di sospendere per due settimane il ricevimento in Studio, se non per straordinarie ragioni di urgenza.

SLB vi assiste con modalità telematiche tutelando la Vs. salute e garantendo le tutele giuridiche per i diritti fondamentali incomprimibili.

Dunque saremo sempre contattabili e disponibili ai numeri di telefono, whatsapp e mail dello Studio e a ricevervi in video/audio conferenza per appuntamenti da concordare tramite la Segreteria [email protected]

Arrivederci a presto

Avv. Nino Bullaro, SLB – Avvocati

Règlement Amiable article 6 § 1 de la Convention et de l’article 1 du Protocole no 1 (inexécution ou exécution tardive de décisions de justice internes)

Successo a Strasburgo per n. 34 ricorrenti dello SLB – AVVOCATI i quali avevano presentato ricorso contro lo Stato Italiano per la mancata esecuzione di una sentenza di condanna dell’Italia divenuta definitiva e a loro favorevole, e che non sono stati pagati entro il ragionevole termine di sei mesi. Il Governo con la dichiarazione unilaterale ha ammesso le loro ragioni, offrendo una somma in cambio della cancellazione del ricorso, e dichiarando che, in effetti, v’era stata violazione del loro diritto ad ottenere un processo equo in un termine ragionevole, nonché del loro diritto di proprietà (sotto il profilo del mancato pagamento di un’obbligazione pecuniaria da parte dello Stato). BIAGINI contre l’Italie et 116 autres requêtes (i nostri tre ricorsi n. 13003/16 – 17008/16 – 22674/16)

“Par ces motifs, la Cour, à l’unanimité,
Décide de joindre les requêtes ;
Prend acte des termes de la déclaration du gouvernement défendeur et
des modalités prévues pour assurer le respect des engagements ainsi
pris ;
Décide de rayer les requêtes du rôle en vertu de l’article 37 § 1 c) de la
Convention concernant l’inexécution ou l’exécution tardive de décisions
de justice internes (articles 6 § 1 de la Convention et 1 du Protocole no 1
à la Convention)”